Tassa 0,5% betting exchange: sarebbe un errore far pagare i cittadini

In data 9 settembre 2020 abbiamo appreso con piacere la pubblicazione della determinazione direttoriale di ADM che fornisce ulteriori specifiche relative alla tassa dello 0,5%.

Il “dl rilancio” infatti aveva parlato di una tassa generica dello 0,5% sulla racconta nell’ambito delle scommesse senza tenere conto della peculiarità del betting exchange.

Sebbene, come già ho avuto modo di evidenziare, le indicazioni fornite nel documento non sono chiarissime ed è necessario che ADM fornisca al più presto delle simulazioni di calcolo per accertarsi che la tassa sia sostenibile, oggi voglio fare un focus su un altro aspetto.

All’interno del documento c’è scritto che la tassa dello 0,5% in caso di betting exchange deve essere pagata dai cittadini italiani. Lo reputo un gravissimo errore e suggerisco fortemente di cambiarla al più presto.

Ecco alcune considerazioni da fare in merito a questo punto:

  1. la tassa dello 0,5% in caso di Punta e Banca andrebbe pagata dai cittadini e non dai bookmaker. La cosa assurda è che invece nelle scommesse tradizionali sono gli operatori a pagarla: come mai questa differenziazione che danneggia il prodotto betting exchange?
  2. la tassa dello 0,5% va pagata in tempi dilazionati di diversi mesi e prelevata dal conto di gioco. In particolare se si è fatta una scommessa il 1 settembre, la tassa va pagata entro il 30 novembre 2020. Quindi significa che il bookmaker deve prelevare dopo 90 giorni dal conto di gioco una tassa di cui non si conosce nemmeno l’entità.
  3. Se dovessi fare un esempio è come andare a fare la spesa per la propria famiglia per tre mesi (settembre, ottobre, novembre) si paga l’IVA al 22% quando si fa l’acquisto poi dopo 90 giorni dal proprio conto corrente sono prelevati 300 euro per pagare una maggiore tassazione. Si crea un clima di ansia e una gestione dei flussi finanziari sballata.
  4. La cosa assurda è che se non ci dovessero essere soldi sul conto verrà una richiesta di pagamento tramite F24. Mi sembra assurdo e mi sembra uno Stato “vampiro”, messa così. Lo Stato che perseguita il cittadino.
  5. Mi domando poi perché la stessa cosa non avvenga per le scommesse tradizionali dove invece è previsto che sia il bookmaker a pagare
  6. Oltre ad un problema che potrei definire di natura psicologica, oltre che economica, per il cittadino italiano, c’è il problema che così facendo il prodotto diventa più debole rispetto a quello illegale.
  7. C’è poi un problema fiscale relativo alla doppia imposizione, su cui rimando all’approfondimento di Assopoker
  8. Dal 2008 ad oggi il gioco online legale è migliorato tantissimo grazie al grande lavoro di AAMS, ora ADM, che ha creato delle piattaforme performanti e competitive. Giocare sui siti ADM non solo è legale e garantisce una maggiore tutela dei cittadini, ma ha permesso di recuperare miliardi di euro che venivano spesi senza nessun controllo sui siti illegali.
  9. Nel momento in cui si crea un betting exchange più debole perché non competitivo con quello illegale si torna alla logica per cui inizia la caduta del gioco ADM a favore del mercato nero.

Reputo quindi fondamentale non solo fare chiarezza sul calcolo per assicurarsi che il betting exchange legale sia sostenibile, ma il pagamento della tassa dovrebbe essere fatta pagare dai bookmaker come previsto dalle scommesse tradizionali.

Questi problemi vanno risolti subito prima che inizi la migrazione dei giocatori dai siti ADM a quelli illegali, spero quindi che l’Agenzia delle Dogane e Monopoli provveda subito nel giro di pochi giorni.


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Riservato ai maggiorenni. I siti indicati sono autorizzati dallo Stato italiano. Giocare con moderazione, il gioco può creare dipendenza.

Giulio Giorgetti

Amministratore del sito Betting Exchange®

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